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2018 DivisaUfficiale

TESSERAMENTI 2018

È aperta la campagna tesseramenti con la S.S. Lazio Atletica Leggera 2018!

Nuovo o Rinnovo  € 90.00
   
 Pagamento:  Bonifico: IBAN IT93D0503403256000000901900 
 Causale:  Tesseramento 2018 Nome Cognome
 Beneficiario  S.S. Lazio Atletica Leggera
  • 1° TESSERAMENTO
  • Riservato ai nuovi tesserati ed a chi nel 2017 non era tesserato con altre società
  • € 90
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • Tasse FIDAL incluse
  • ISCRIVITI
  • RINNOVO ANNUALE
  • Riservato a chi nel 2017 era già tesserato con la S.S. Lazio Atletica Leggera
  • € 90
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • Tasse FIDAL incluse
  • ISCRIVITI
  • TRASFERIMENTI
  • Riservato a chi nel corso del 2017 era già tesserato con altre società
  • € 90 *
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • * oltre la tassa FIDAL di trasferimento
  • ISCRIVITI

News

Congratulazioni ai nostri Gabriele Cosi, Simone Adamoli ed Alberto Lucchetti! 

Il prossimo Giovedì 12 aprile, durante la cerimonia di Premiazione dell'attività regionale 2017 della FIDAL Lazio, verranno chiamati a premio anche i nostri tre giovani atleti per gli eccellenti risultati ottenuti durante la stagione passata. Complimenti da parte di tutti.

E per chi volesse partecipare alla cerimonia, ecco l'invito da salvare comodamente sul proprio smartphone o da stampare e portare per l'ingresso alla cerimonia.

Complimenti ancora ai nostri aquilotti!!!

Primo giorno di ora legale, mannaggia, ci mancava l'alzataccia. Ed abitando a Roma Nord non è proprio il massimo aggiungere che la gara è a Ciampino, praticamente mi conveniva quasi andare all'Urbe e atterrare poi di là, che tanto col riscaldamento sarei arrivato giusto giusto in partenza. Per fortuna la giornata è limpida e l'aria di questa Domenica primaverile (o quasi...) è frizzantina ed allegrotta.

Vabbeh, smaltiti i mugugni di cui sopra sbarco, ehm, arrivo a Ciampino per questa XX edizione della ormai mitica Vola Ciampino. Manco giro l'angolo e subito, in tutta la sua maestosità e bellezza appare il nostro gonfiabile, il più bello di tutti... dal 1900! Passo quelli della concorrenza (ah brutti!) e già si sente in lontananza la voce squillante del grande Angelo "adrenalina" Taggi (pare che la moglie lo metta in carica vicino allo smartphone la sera... ndr). Il rito del ritiro del pettorale è ormai un consueto e lieto appuntamento, seguito dall'altrettanto piacevole foto di gruppo in cui, bisogna dirlo, a rubare clamorosamente la scena sono le nostre fanciulle che con la nuova divisa stanno trasformando sempre più i maschietti della squadra in veri body-guards! 

Senza contare poi l'arrembaggio al nostro Emanuele, reo-confesso di aver pensato e creato questi bellissimi asciugamani che sono davvero piaciuti a tutti, soprattutto perché ancora una volta mettiamo insieme qualcosa di bello e laziale, sia esteticamente, perché gli asciugamani oltre che utili sono davvero belli, e sia spiritualmente, perché come noto l'intero ricavato verrà devoluto alla AssiGulliver, una onlus impegnata a seguire tutte quelle famiglie con propri cari affetti dalla sindrome di Sotos. Bravissimo Emanuele!

Mentre l'orologio corre verso l'ora di partenza arriva la vociona di Angelo che richiama tutti all'ordine e invita gli atleti al riscaldamento pre gara, un quarto d'ora in tutto, "bruciante" direi per qualcuno che forse complice l'ora legale avvisava di trovarsi sul GRA in imminente arrivo.

Partenza alle 10.15, percorso tradizionale, chi non ha partecipato si è perso un grande momento per misurarsi, per competere con amici e runners di altre società. Circa 1700 gli iscritti a questa edizione del ventennale. Percorso molto "ondulato" e tecnico come tradizione vuole per questo ormai consueto appuntamento ante Maratona di Roma. In alcuni punti si è potuto recuperare quanto perso sui tratti in salita, grazie alle quattro discese di circa 400 metri. A parziale consolazione di alcuni nostri atleti, ho visto talune persone arrivare al traguardo, utilizzando anche organi “nascosti” comprese  unghie, lingua naso e... accessoristica varia! Tanta la gente ai lati del percorso che hanno partecipato ed incoraggiato i partecipanti della gara in questione.

Mentre correvo ho ripensato al nostro gruppo compatto, durante il riscaldamento, con le nuove canotte: la ciliegina sulla torta, per la nostra prestigiosa S.S. Lazio Atletica Leggera. I brividi, quelli veri, perché siam Laziali.

18Ciampino2Un “riconoscimento” mio personale e particolare al grande Marco Giovannucci. La sua simpatia non ha eguali. Oh, conosce tutti! Tutti lo salutano e lo riveriscono.  Altro”mito” assoluto è il nostro caro Mauro Dj, mattatore della serata della festa di inizio mese

Vorrei approfittare di queste righe per mandare un caloroso saluto al nostro caro Capitano Fabrizio.  Gli auguro di vero cuore che possa tornare quanto prima a correre con noi.

Per chiudere, al ritorno, mentre mi apprestavo ad andare a ritirare la macchina e passavo in una via dedicata al grande Maestro Giuseppe Verdi, ho sentito un profumo di sugo da infarto... Mi ha ricordato i tempi delle Domeniche passate con i miei genitori, fettuccine e sugo fatto in casa. Scomodando “impropriamente” (e me ne scuso), il grande Marcel Proust, “À la recherche du temps perdu” e le sue “Madeleine”.

Mando un caloroso in “becco all”Aquila” ai partecipanti alla Maratona di Roma. Portiamo sempre in alto i  nostri prestigiosi colori!

Avanti Lazio!


 

Pos.

Pos. M/F

Pos. Cat.

Pett.

Cognome Nome

Cat.

Risultato

RealTime

12

12

9

82

CUOZZO MATTEO

AJPSM

00:33:23

00:33:22

132

127

29

1063

ARIOTI MANFREDI

AJPSM

00:38:38

00:38:33

160

154

31

83

SCHEDI VALERIO

AJPSM

00:39:25

00:39:22

200

188

27

1079

GIORGI STEFANO

SM50

00:40:14

00:39:56

213

200

37

1084

NATALINI ANDREA

AJPSM

00:40:22

00:40:09

214

201

29

1064

BERNARDINI STEFANO

SM50

00:40:22

00:40:14

247

233

34

1078

GIOVANNUCCI MARCO

SM50

00:41:02

00:40:46

305

283

55

1077

GIOVAGNOLI VALERIO

SM45

00:42:04

00:41:44

309

287

3

1082

LORETI BRUNO

SM65

00:42:10

00:42:05

373

346

65

1090

STELLATI ANDREA

SM40

00:42:59

00:42:51

413

384

79

1081

LONZI CLAUDIO

SM45

00:43:36

00:43:17

482

447

95

1093

ZANCHE' LUCA

SM45

00:44:35

00:44:26

535

493

79

1066

BOSCHETTI MAURO

SM50

00:45:12

00:44:53

715

644

142

1091

TAGGI ANGELO

SM45

00:47:29

00:47:04

741

668

116

1092

VIRGILI LAMBERTO

SM50

00:47:45

00:47:34

763

683

122

1071

COSENZA PIETRO

SM50

00:47:59

00:47:29

797

84

19

1068

CANCELLIERI EMANUELA

SF40

00:48:14

00:47:54

809

724

80

1088

SCHEMBRI SALVATORE

SM55

00:48:21

00:48:01

934

829

150

1070

COLLACCHI CARLO

SM50

00:49:46

00:49:20

961

115

27

1075

ESPOSITO LAURA

SF45

00:50:00

00:49:48

969

853

53

1067

CAMPONESCHI GIUSEPPE

SM60

00:50:08

00:49:23

1010

130

23

1065

BORZI ELEONORA

AJPSF

00:50:45

00:50:03

1021

135

26

1073

COSI FRANCESCA

SF40

00:50:50

00:50:06

1044

140

27

1080

LIBERATI DONATELLA

SF50

00:51:09

00:50:56

1077

145

9

1072

CRISTOFORI ALESSANDRA

SF55

00:51:35

00:51:23

1189

1010

190

1087

PEZZELLA ALFREDO

SM50

00:53:21

00:53:08

1265

1065

121

1069

CASTRICHELLA FEDERICO

SM35

00:54:21

00:53:55

1309

209

25

1074

DI SANTO BEATRICE

SF35

00:54:55

00:54:43

1310

1101

86

1083

MERLINO MAURO

SM60

00:54:55

00:54:41

1315

1104

153

1076

GIANNI GAETANO

SM55

00:54:59

00:54:25

1521

1245

166

1085

NOCERA PAOLO

SM40

00:59:51

00:59:25

1640

327

45

1089

PSAREVA EKATERINA

AJPSF

01:06:27

01:06:01

La S.S. Lazio Atletica Leggera è orgogliosa di presentare la divisa ufficiale 2018 che è stata consegnata ai nostri atleti tesserati in occasione della cena sociale dello scorso 9 marzo e che è stata battezzata in gara alla Roma Ostia Half Marathon già due giorni dopo.

La canottiera è stata realizzata su licenza e concessione della S.S. Lazio spa che ha prodotto per noi i 400 esemplari che fanno parte del corredo incluso col kit di tesseramento 2018. La stessa S.S. Lazio spa ha prodotto 100 esemplari con il logo della Lazio calcio da destinarsi ai negozi ufficiali Lazio Style e senza gli importanti riferimenti simbolici che invece la nostra canottiera possiede.

Canotta2018RSiamo la prima sezione della polisportiva a vestire un capo su licenza della Lazio calcio ed il prodotto, completamente customizzato, è stato stampato nell'affascinante design a bandiera con la famosa aquila stilizzata nel centro. In alto campeggia il nostro logo, della S.S. Lazio Atletica Leggera, mentre sul retro la scritta intera con un inserto che richiama i valori della nostra storia, come prima sezione, antesignana di questa gloriosa società sportiva, il logo della Podistica Lazio. Ed infine, proprio sotto al collo sulla schiena, la scritta "9 gennaio 1900" per ricordare che siamo i primi, con un compleanno certo e prestigioso.

La S.S. Lazio Atletica Leggera non metterà in vendita questo capo, che sarà destinato esclusivamente all'attività agonistica dei nostri atleti tesserati e dei simpatizzanti atleti laziali in tutto il mondo che potranno acquistare la canottiera effettuando una donazione* in favore della nostra ASD di un importo minimo di €40. La donazione* servirà per promuovere le nostre tre principali attività sociali: l'incentivazione della nostra prestigiosa scuola di atletica leggera per i giovanissimi, la nuovissima sezione paralimpica FISPES inaugurata anch'essa durante la serata del 9 marzo scorso e, dulcis in fundo, per le attività di mantenimento e gestione di Piazza della Libertà.

Ci auguriamo ovviamente un successo strepitoso!


 * Nota: Tutte le erogazioni liberali (donazioni) effettuate in favore della nostra S.S. Lazio Atletica Leggera, purché effettuate con bonifico bancario, possono essere portate in detrazione fiscale sulla propria dichiarazione dei redditi consentendo quindi il recupero del 19% dell'importo donato.

Quella che racconto oggi è una storia di amore per la corsa e di amore per la vita: due storie di vita unite dalla passione per la corsa, che, incontrandosi per caso, decidono di condividere una corsia in nome di un obiettivo.

Tutto inizia con una telefonata di una cara amica di famiglia, Presidente dell’associazione socio-umanitaria Vivi Vejo Onlus e promotrice di molteplici iniziative sociali, culturali, umanitarie e solidaristiche sul territorio romano. La “signora che insegna a vivere a occhi chiusi” e vive la vita al passo di slogan: "Diamoci una mano”, mi telefona la mattina di un tranquillo mercoledì lavorativo con l’idea di rappresentare la sua associazione nella celebre Maratona di Roma in aprile. L’idea di correre così tanti chilometri mi spaventa un poco e illustro le mie perplessità. L’iniziativa, però, è splendida e non vogliamo rinunciarci. Spunta fuori il nome di un ragazzo ipovedente che nello stesso giorno della Maratona correrà la Stracittadina non competitiva di 5km - impresa decisamente più abbordabile per me, che da anni sono una siepista conclamata. Le idee si rincorrono velocemente ed ecco che già siamo d’accordo di contattare Sandro per condividere con lui il nostro entusiasmo. Telefono a Sandro. Mi risponde una voce entusiasta, scherzosa e felice e, in men che non si dica, ci organizziamo per incontrarci e provare a correre insieme…

È mercoledì pomeriggio, il sole riscalda i cuori dei passanti, io e Sandro ci dirigiamo al campo d’atletica in macchina. “La vedi la macchina? E’ questa gialla, entra dentro. Ho una guida audace, ma sulla strada sono molto attenta” – cerco di rassicurare Sandro, anche se lui sembra non averne bisogno. Sorride e si sistema. Cinture allacciate, parto lentamente e con maggiore cura rispetto al solito: non riesco a togliere dalla mente il pensiero di avere accanto una persona fragile, che necessita di protezione. Ma Sandro non è fragile affatto: è spontaneo, affabile, deciso e riempie la macchina di allegria e serenità. I discorsi si intrecciano ed ecco che già ci siamo raccontati parte delle nostre vite: ci unisce l’amore per lo sport e un’inesauribile determinazione nel portare avanti quello a cui teniamo particolarmente. Qualche dettaglio autobiografico e ci trasformiamo presto in amici di lunga data. “Senti Sandro, ma tu hai mai corso allo stadio?” “No,” – mi risponde spontaneo: ”non ancora. Ma mi piacerebbe molto. E’ bello questo stadio dove mi porti? E’ una buona mezzora che siamo in viaggio, deve essere lontano da dove abiti e lavori…” Sorrido: l’atletica mi accompagna da sempre nella vita e i 15 anni passati in corsa a difendere i sogni mi hanno insegnato che dentro ognuno di noi esiste “una forza più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà” ( cit. A. Einstein ), in grado di trasportarci al di là di ogni ostacolo e renderci migliori. Perché è proprio negli allenamenti sotto alla pioggia battente, freddo e grandine, avverso il vento, sole cocente e aria afosa, fianco a fianco ai tuoi compagni nell’impegnare quell’unica corsia - restando in scia o lottando in volata - accomunati dalla fatica e desiderio di avvicinare il limite, che si conosce quel profondo senso di cameratismo, appartenenza e mutua fiducia - nell’altro, in sé stessi, nelle proprie capacità… Rispondo: “sono cresciuta allo stadio della Farnesina, ci corro da quando ero una bambina e tutti i miei affetti più cari sono lì. Inoltre, come direbbe Tom Landry, ho incontrato quel tipo di allenatore che “ti dice quello che non vuoi sentire, ti fa vedere quello che non vuoi vedere, in modo che tu possa essere quello che hai sempre saputo di poter diventare”… Lo conoscerai, è una persona splendida e molto preparata”. “Da come ne parli, non ho dubbi. Credo proprio che il tuo campo d’atletica mi piacerà” – aggiunge Sandro mentre parcheggiamo.  

Aiuto Sandro a scendere dalla macchina e nella mia testa risuona la predica di una saggia volpe delle favole: “ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi”… ”L'essenziale è invisibile agli occhi”, ripeto assieme al Piccolo principe per ricordarmelo. Cala il sole, mentre facciamo ingresso allo stadio d’atletica. 


Arrivati al campo, Sandro nota subito un grande movimento e viene travolto da una serie di emozioni che anche io provo ogni volta che vi metto piede: un brulichio di ragazzi vestiti in tute colorate riempiono il campo e tutto è subito più vivo, rassicurante e familiare. Ci dirigiamo, stretti sotto braccio, verso la mia certezza più grande – l’allenatore. Superato il cordolo che delimita la pista, attraversate le buche che hanno solcano il prato a ogni tiro di martello, attenti a fare lo slalom tra la buca del salto in lungo e i veloci corridori, raggiungiamo la lunetta in tartan deputata ai salti in alto, dove ci aspetta il mio allenatore. “Giuliano, ti presento Sandro; Sandro, ecco Giuliano” – rapido scambio di strette di mano e di sorrisi a cuore spalancato e subìto ci lanciamo in questa nuova avventura, che da oggi accompagnerà le nostre vite. “Mi cambio al volo e arrivo; tu, Sandro, non te ne andare” – lancio al volo e corro negli spogliatoi, mentre un risolino mi accompagna punzecchiando: “e dove vuoi che vada? Qua sono…”

Al mio ritorno il sole è calato, le luci hanno illuminato il campo e Giuliano e Sandro hanno già fatto amicizia. “Forza, iniziamo, non perdiamo tempo!” – punzecchia Giuliano, sopraffatto dall’entusiasmo generale. Ed ecco che Sandro tira fuori dallo zaino il suo laccetto degli allenamenti – quello che ci permetterà di condividere una corsia in due, insegnandoci a battere il passo quasi all’unisono e a renderci un binomio perfetto. Improvvisamente non mi sento all’altezza e dubito di me: e se non fosse così semplice? E se non ci riuscissi? E già, perché non dubito affatto di Sandro, che - paradossalmente - è esperto nella corsa affianco alla guida – dubito di me, che vedo quel laccetto per la prima volta. “Suvvia, è quasi naturale!” – mi rassicura Giuliano, prendendomi per mano e insegnandomi a coordinare i movimenti. Facciamo un paio di allunghi ed, effettivamente, il movimento riesce semplice, anche se ancora poco naturale. “Non devi pensare o guardare io tuoi piedi, – mi riprende: ”senti il movimento con i sensi, accompagnalo naturalmente; corri con il cuore”. Pochi altri tentativi e Giuliano ci lega insieme, dando qualche altra breve lezione di coordinazione. Ma Sandro non sta più nella pelle ed è ora lui ad incoraggiarmi: “partiamo, ci aggiusteremo in corsa!” Anche solo camminare uniti mi riempie di emozioni contrastanti: provo un grande entusiasmo e desiderio di provare un’esperienza così affascinante e unica, ma provo anche timore e un profondo senso di responsabilità per la persona che mi è accanto. Proprio come nella vita di tutti i giorni, mi si richiede attenzione, impegno e responsabilità. “Attenzione al cordolo,” – riesco a lanciare l’avvertimento dell’ultimo istante, ma Sandro inciampa ugualmente. Mi scuso, confusa e abbattuta: una mancanza simile mi demoralizza. “Non ti preoccupare, ora vedrai che a correre andrà meglio,” – non smette mai di sorridere il mio compagno di avventura: “partiamo?” E lì, soltanto nel momento in cui ci poniamo sulla linea di partenza bianca, capisco di esser pronta e di trovarmi nel mio mondo e, forte di quella corsia così delimitata e familiare, comando: “avanti-indietro… pronti? Via!”

Sandro va veloce, non faccio fatica a tenere il suo ritmo e, terminati i cento metri, smetto di guardare i piedi e mi oriento in base alle sensazioni. Più forte, sempre più veloce – arriviamo alla prima curva e spingo Sandro leggermente in dentro. “Siamo in curva?” – mi lancia al volo; “sì” – rispondo, senza perdere il ritmo. E siamo già al duecento – altro rettilineo prima dell’arrivo. Acceleriamo senza dire una parola. Gli atleti in pista si scansano, lasciandoci passare; alcuni salutano – ricambio col sorriso; le mie mani sono occupate nel gesto sincronizzato della corsa, sempre più regolare, sempre più veloce… “È l’ultima curva, forza!” – ora sono io che porto avanti Sandro, incitandolo fino al traguardo e, nel tagliare, fianco a fianco, quella sottilissima linea bianca, non provo affanno, ma desiderio di correre ancora, adrenalina a mille e felicità. Mentre riprendiamo fiato, l’allenatore ci raggiunge e, piacevolmente colpito, ci dà il tempo: 1.34 – un tempo di tutto rispetto per il primo quattrocento della nostra vita. “Ripartite, forza!” – ci incita senza tralasciare qualche suggerimento tecnico, che deve portarci a migliorare. Ripartiamo ora più carichi e convinti: le gambe girano, attaccando la corsia, perfino il cuore, sembra, ci batta all’unisono… Rettilineo, curva, un altro rettilineo, ancora una curva – stavolta è tutto più regolare, più coordinato, più pulito. Aveva ragione Giuliano: si gareggia con la testa, ma si corre con il cuore. Sulla linea d’arrivo ci attende un bel 1.27 – siamo addirittura migliorati! Non c’è fine alla gioia e ripartiamo ancora una volta. Ad ogni giro di pista le emozioni si amplificano e l’adrenalina aumenta – corriamo insieme uno stesso obiettivo e la fatica di colpo si attenua. Osiamo – stavolta all’arrivo ci attende un 1.24.

Carichi come non mai, riprendiamo fiato sotto l’ammirazione degli altri compagni di allenamento, che, dopo aver assistito alla nostra impresa, si avvicinano per congratularsi. Sandro non smette di sorridere, dà la mano a tutti e ringrazia. Ci aggreghiamo al gruppo di allenamento e eseguiamo qualche esercizio di stretching. Si ride e si scherza – mi sento a casa, e anche Sandro si trova a suo agio: oggi ha conosciuto la mia famiglia, il mio mondo. “Corriamo ancora!” – propone Sandro e Giuliano prontamente lo asseconda. Partiamo, uniti dal laccetto, per altri 10 minuti di corsetta. “Ma vedi ancora qualche cosa, Sandro?” – chiedo scioccamente. Risponde: “giusto nei punti sotto ai lampioni…” “Allora forza, puntiamo il prossimo lampione!” – lo stuzzico scherzosamente stringendo il laccetto e ponendo di volta in volta un obiettivo più lontano. E nel frattempo, in testa mi risuona il ritornello di Vasco: “sembrava la fine del mondo, ma sono qua… E non c'è niente che non va, non c'è niente da cambiare… col cuore che batte più forte, la vita che va e non va… Con l'anima che si pente metà e metà… con l'aria, col sole, con la rabbia nel cuore… In quattro parole: io sono ancora qua!”…


 

Prima di fare ritorno a casa, ringrazio Giuliano per questo splendido allenamento e per i suoi preziosissimi consigli, al che, con l’umiltà che da sempre gli è propria, risponde: “grazie a te, queste attività riempiono il cuore.” Rifletto e arrivo alla conclusione che alla fine di questa giornata entrambi dobbiamo ringraziare Sandro per averci regalato questa emozione unica, che va di gran lunga al di là della corsa, al di là del senso quotidiano della vita…

Sulla via del tragitto per casa, nella mente ritorno, fulminea, al ricordo del nostro incontro: scendo nel sottopassaggio della metropolitana e lo vedo lì, ben centrato, fermo in piedi, subito poco prima delle scale. Ha uno zainetto, è vestito sportivo e sorride. Il suo abbigliamento, il suo aspetto, perfino il suo modo di attendermi, trasmette un’incredibile leggerezza e naturalità. Come se le barriere non esistessero; come se aspettarmi in quella metropolitana sconosciuta in mezzo alla fiumana di viandanti fosse la cosa più semplice ed elementare del mondo.

Mi avvicino, lo sfioro e gli chiedo se è lui. Ci presentiamo: è allegro e ridanciano, esattamente come al tele

fono. Trasmette grande entusiasmo per la vita e arde di desiderio di correre insieme. Momento di imbarazzo, poi esordisco con: “beh, che facciamo, andiamo? Forza. Però mi devi dire tu come si fa…” - svelto, mi prende sotto il braccio e esordisce: “andiamo!” Sorride e stringe leggermente: ora sono io i suoi occhi. Arrivati ai gradini, quando quasi inciampa, mi premuro di segnalargli di alzare il piede. Ma Sandro non sembra notare il mio momento imbarazzante ed eccoci già in cima alle scale.

Usciti alla luce del sole, tutto è più chiaro. Nella testa cerco di valutare bene ogni singolo risvolto prima di costruire una frase. Sandro invece è naturalissimo e non imbriglia i sentimenti. “Sai, non vedo l’ora di arrivare allo stadio! Io ho sempre corso solo che per strada o nei parchi. Chissà come sarà? Mi insegnerai,” – cammina svelto appoggiato sul mio braccio, a tratti stringendolo un po’. Ora faccio più attenzione al percorso cercando di evitare radici e buche, intervallando qualche aneddoto di vita personale con delle caute domande: “certo che ti insegno! Vedrai, correre in pista ti piacerà – l’atletica è ormai parte della mia vita, anzi, fin troppe volte la vita me l’ha salvata veramente…” – sospiro, ripensando a quante difficoltà e giovani dolori sia stata in grado di superare, grazie allo stadio d’atletica, all’allenatore, agli allenamenti… “Senti, Sandro, ma come funziona? Ti devo indicare le buche e i dislivelli, vero? E in pista poi? Per me è un’esperienza tutta nuova… Scusami se sono così incerta al momento, spero di farcela; ho letto molto, e so che non è affatto semplice trovare la giusta coordinazione e correre insieme” – nella mia mente ripercorro gli articoli trovati su internet dei diversi atleti non vedenti che descrivono i propri corridori-guida e rammento di alcuni giudizi negativi, che scoraggiano un po’… Sarò mai all’altezza? O anche Sandro un giorno scriverà di me come di una guida goffa e impacciata, che lo ha ostacolato?...

“Ehi, non mi hai detto che c’è anche il tuo allenatore? Vedrai che andrà benissimo!” – sorride Sandro, sorride a me e alla vita, stringendomi il braccio nel tentativo di mutuo incoraggiamento.

Correre insieme ci ha resi più forti, più determinati, e al ritorno i nostri passi sono meno cauti e più sicuri. Ridiamo molto, prospettando i prossimi allenamenti, sogniamo un po’. Arrivati alla metropolitana, ci salutiamo e, decisa, domando: “Senti Sandro, te lo devo proprio chiedere… Ma sai che io ti immaginavo col bastone, sai del tipo di quel ausilio pieghevole che tiri fuori “dalla tasca” e cammini?” – parte una risata spensierata, poi Sandro si fa serio e risponde: “Che dire, per il momento riesco a farne a meno. La mia malattia è a degenerazione progressiva, per cui il vero problema arriverà quando non vedrò completamente nulla… Allora dovrò affrontare questa idea e, con essa, affrontare anche definitivamente la mia malattia. Accettarla completamente, forse. Cosa che ora non riesco ancora a fare… Quando succederà, avrò vinto la mia battaglia.”

Stringo Sandro a me e, allontanandomi, sorrido: Sandro ancora non lo sa, ma lui, la sua battaglia, l’ha già vinta.

AlexSandro2