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2018 DivisaUfficiale

TESSERAMENTI 2018

È aperta la campagna tesseramenti con la S.S. Lazio Atletica Leggera 2018!

Nuovo o Rinnovo  € 90.00
   
 Pagamento:  Bonifico: IBAN IT28F0311139242000000092571 
 Causale:  Tesseramento 2018 Nome Cognome
 Beneficiario  S.S. Lazio Atletica Leggera
  • 1° TESSERAMENTO
  • Riservato ai nuovi tesserati ed a chi nel 2017 non era tesserato con altre società
  • € 90
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • Tasse FIDAL incluse
  • ISCRIVITI
  • RINNOVO ANNUALE
  • Riservato a chi nel 2017 era già tesserato con la S.S. Lazio Atletica Leggera
  • € 90
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • Tasse FIDAL incluse
  • ISCRIVITI
  • TRASFERIMENTI
  • Riservato a chi nel corso del 2017 era già tesserato con altre società
  • € 90 *
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • * oltre la tassa FIDAL di trasferimento
  • ISCRIVITI

Splendida doppietta dei nostri Silvio Trivelloni e Maria Grazzia Bianchi nella non facile 13km di Palombara Sabina di Sabato pomeriggio, 30 aprile. 

Il nostro aquilotto Silvio ha praticamente dominato tutta la gara vincendo in 44'18", ad una media di 3'25" al km, con oltre tre minuti di vantaggio sugli inseguitori DeDominicis della DiMarco Sport e Mancini di Podistica Solidarietà.

Ancora più assoluto il dominio di Maria Grazzia che si è imposta con il tempo di 52'24", media di 4'02" al km,  stracciando le avversarie a podio Laura Milanese della Forhans di 13 minuti e la Jedrusik, terza, con quasi 16 minuti di vantaggio!!!

Nelle fila biancocelesti da sottolineare le ottime prove di Simone Capoccia e Danilo Bianchi, che hanno entrambi chiuso nei primi 10 posti sotto i 51 minuti, poi Fabrizio Adagio di soli 18 secondi oltre. Strinati 5 minuti sotto l'ora di gara. Lucchesini che ha corso tutta la gara insieme al nostro responsabile master Fabrizio Sardo, chiudendola così entrambi in 1:01'16". Poi Alessandra Silvestrini, altra donna al traguardo in 1.04 e Valerio Donarelli chiude la classifica biancoceleste con 1.30. 

Siamo davvero orgogliosi di questo doppio successo che giunge dopo un crescendo di ottimi risultati nelle ultime settimane, sopratutto perché sia Trivelloni che la Bianchi sono praticamente rientrati da poco all'attività agonistica per infortuni vari.

PosPos M/FCatPos.CatPett.NazAtletaSquadraTempoDistacco in tempoDistacco in metriMin/Km
1 1 SM40 0 30 TRIVELLONI SILVIO S.S. LAZIO ATLETICA LEGGERA 00:44:18 00:00:00   03:25
8 8 SM35 2 23 CAPOCCIA SIMONE S.S. LAZIO ATLETICA LEGGERA 00:50:19 00:06:01 1.554 03:52
9 9 SM45 1 22 BIANCHI DANILO S.S. LAZIO ATLETICA LEGGERA 00:50:23 00:06:05 1.569 03:53
15 15 SM40 1 21 ADAGIO FABRIZIO S.S. LAZIO ATLETICA LEGGERA 00:51:18 00:07:00 1.773 03:57
19 1 SF 0 19 BIANCHI ESPINOZA MARIA GRAZZIA SS LAZIO ATLETICA LEGGERA 00:52:24 00:08:06 2.009 04:02
31 30 SM45 7 29 STRINATI ALDO S.S. LAZIO ATLETICA LEGGERA 00:55:19 00:11:01 2.589 04:15
60 55 SM40 4 26 LUCCHESINI CLAUDIO S.S. LAZIO ATLETICA LEGGERA 01:01:16 00:16:58 3.600 04:43
61 56 SM55 5 27 SARDO FABRIZIO S.S. LAZIO ATLETICA LEGGERA 01:01:16 00:16:58 3.600 04:43
73 7 SF50 1 28 SILVESTRINI ALESSANDRA S.S. LAZIO ATLETICA LEGGERA 01:04:38 00:20:20 4.089 04:58
126 94 SM70 5 24 DONARELLI VALERIO S.S. LAZIO ATLETICA LEGGERA 01:30:56 00:46:38 6.666 07:00

La maratona... La prima maratona; un'emozione unica e indimenticabile per tutti quelli che l'hanno vissuta e la vivranno. Un primo amore che non si scorda mai.
E lo sai che sarà dura ma allo stesso tempo, sei determinato dal fatto che devi tagliare il traguardo.
Si. DEVI!
Lo devi a te stesso, a tutti i sacrifici che hai fatto x prepararla, lo devi a tutti quelli che hanno creduto in te e ti hanno incoraggiato ed anche a quelli che cercavano di dire che non sei ancora pronta... per affrontare una maratona.
Non accettare che gli altri ti dicano ciò che sei o non sei in grado di fare. Sfida te stesso.
Se vuoi davvero sapere chi sei, corri una maratona!
Una maratona preparata da sola in poco più di 3 mesi, senza seguire troppi schemi e tabelle di allenamento o altro.
Qualche allenamento lungo in compagna di amici e compagni di squadra; altri invece in solitudine...
Quando corri da solo, hai tempo di pensare e di ascoltarti.
Come quando corri una maratona.
Pensi a un sacco di cose, sopratutto belle, ascolti le tue sensazioni, le fanfare che suonano lungo il percorso, gli incitamenti della gente, fai carico di emozioni, l'adrenalina che sale, quell'adrenalina che la sera prima non ti ha fatto dormire.
Finché non arriva la crisi... si, quella crisi di cui hai sentito parlare e che arriva verso il 30-esimo km.
A me è arrivata al 28-esimo km: la respirazione era buona, il fiato c'era alla grande, nessun dolore strano se non le gambe che mi stavano lasciando, atrofizzate dall'acido lattico.
L'arrivo era ancora lontano ma io dovevo farcela.
In quel momento una sola cosa ti rimane: -la mente- la tua mente!!! Sta tutto lì.
Quando le gambe non ti portano più, inizia a correre con la mente. Non permettere alla stanchezza fisica di alimentare la tua mente di cose negative del tipo: "non ce la posso fare, "è finita qui la mia maratona", "ma chi me lo ha fatto fare" ecc...
È la mente che comanda il corpo e non il contrario!!!
Mente→Corpo
Se riesci a capire questo meccanismo, se riesci a creare questo connubio, puoi abbattere il muro della crisi e arrivare al traguardo.
Io ci ho combattuto per quasi 6km. Poi mi sono ripresa. Ho vinto io! Dopo il 34-esimo km ero come in uno stato di trance, le gambe andavano da sole ed io non pensavo più alla loro pesantezza. Era la mia testa che mi portava.
Il fisico ha i suoi limiti. La mente, no!
Ed è grazie ad essa che puoi conoscere i limiti del tuo fisico.
Un'altra cosa importante che ho imparato da quest'esperienza è che non esiste soltanto il momento della maratona in cui sta lì e corri, ma esiste un pre-maratona e un post-maratona che non è fatto soltanto di allenamenti ma anche di saper integrare le scorte per il fisico. Ed io questo l'ho imparato grazie anche al mio "preparatore atletico" nonché compagno di vita, Giorgio Orru' che mi ha sempre sostenuta e incoraggiata a prescindere o no dalla maratona e i suoi consigli nutrizionali mi sono sempre tornati utili.

La sigla di una trasmissione di “Radiosei” ha come incipit: “La sveglia al mattino la punto alle sei” e poi, fra l’altro, prosegue con: “più dura sarà”. Effettivamente è ciò che succede a tutti i runners le domeniche in cui gareggiano: puntano la sveglia ad un’ora antelucana in cui durante la settimana lavorativa non penserebbero mai di alzarsi, salvo che per un’eruzione vulcanica, e sanno perfettamente che, spesso per cause (ahinoi) anagrafiche, la gara sarà più dura dell’anno passato. Ciò, in particolare vale, poi, per l’Appia Run: una gara che non regala nulla, ma è sempre pronta a punirti per ogni calo di tensione e di energia impegnata.

Questo pensiero mi accompagna nel percorso che mi separa dalla macchina al gazebo delle Aquile e mi è confermata dagli amici e compagni di squadra che incontro. Alla domanda di rito: “Come stai?”, spesso fa fronte una ricostruzione della condizione clinica dell’interrogato da far invidia a qualsiasi luminare dell’ortopedia e/o fisiatria e si conclude, quasi sempre, con uno scaramantico: “Spero di finirla senza dolore” oppure: “Andrò piano, non voglio soffrire come l’altra volta”. Tutto ciò, poi, sparisce miracolosamente alla partenza quando il semi-invalido di turno ti passa come un treno dopo 100 metri la partenza.

Dopo aver vagato un po’ alla ricerca del punto d’incontro vedo le nostre insegne e il nostro Capitano (sempre affidabile e disponibile, nonostante le alzatacce e l’aver montato due gazebi) e una simpaticissima aquila di lunga pezza seguita spessissimo da un supporter fotografo che, pazientemente, non manca mai d’immortalare chiunque glielo chieda.

L’atmosfera è piuttosto rilassata, nonostante la musica “a palla” , tant’è che vedo uno dei nostri conversare con un runner con la maglia dei colori dell’altra squadra di Roma. Se da un lato fa piacere la conferma dei valori sportivi e dei soliti bla bla, mi chiedo scherzosamente se esiste, nel nostro regolamento interno, una punizione per l’intellighentia con il nemico.

Comunque, fra un riscaldamento al “biscotto”, una fila al bagno (finalmente una gara che ne ha un numero adeguato) e il tempo d’infilare la tenuta da “combattimento” riesco a entrare nella gabbia di partenza. E qui, come ogni volta si verifica la solita scena fantozziana: tutti, con scuse più o meno inventate, cerchiamo di andare il più vicino possibile alla linea di partenza (“Scusa mi fai passare? C’è il mio amico davanti”. Che poi è possibile che tutti gli amici siano sempre avanti? Non ce n’è mai nessuno dietro o li hanno accoppati tutti?),  tutti ci accalchiamo sul tappetino per evitare di cedere un centimetro a chicchessia e poi, dopo 10 minuti di lotta al coltello per difendere la posizione si sente lo speaker dire:“ Per favore, retrocedete di un metro altrimenti non possiamo dare il via”. Allora si vede il runner esperto che camminando sul posto continua a non muoversi fin quando non viene trascinato indietro da chi gli sta alle spalle.

Dopo questa pantomima ci muoviamo con pochi minuti di ritardo e quando lo starter stava ancora finendo il conto alla rovescia. La gara si presenta subito con una salita e dopo 2 km con i sanpietrini che si trasformano, superato lo strappone di Cecilia Metella, nei lastroni di basalto, in cui i migliori ad avanzare sono coloro che giocavano a “campana” da ragazzini, dopodiché ecco la Caffarella.

Perdonate la nota personale, per uno come me che vi si allena tutti i giorni dovrebbe essere come correre in casa e quindi un’occasione di una bella “remontada”. Nulla di tutto ciò: le gambe stroncate dalle impervietà precedenti affondano nella pozzolana, i polmoni si riempiono della polvere di chi mi precede e nelle discese sento tutte le articolazioni (anche quelle che non conoscevo) chiedermi pietà. Il caldo, poi, rappresenta un altro “lieve” elemento di contorno, ma non molliamo mai. Comunque c’è un dato positivo: il pastore della Vaccareccia non ha messo sul percorso le sue pecore come l’anno scorso, con effetti e “paroline” che potete immaginare.

Usciti dal parco ecco ancora i sanpietrini che ci accompagnano fino a Porta San Sebastiano, altro luogo dove noi biancocelesti avremmo motivo di esprimerci in epiteti di vario genere verso uno dei “loro” imposto a noi, ma il fiato lo risparmiamo per sopravvivere. Ecco via Cristoforo Colombo, finalmente una discesa d’asfalto, guardo chi mi precede all’imbocco del sottopasso, poi ci arrivo anch’io e sento dietro il Capitano che mi incita. Ha voluto correre nonostante i veri problemi di cui soffre, di cui però non si lamenta mai, altrimenti era già arrivato. E’ una prima sferzata che mi tira fuori dallo stato preagonico in cui si precipita verso la fine, ma ciò che mi resuscita è vedere il mio amico-avversario storico in difficoltà sulla salita del 12° chilometro. A quel punto lo supero e, anche lui rivitalizzato, ingaggio un duello che se fosse durato tutta la gara ci avrebbe portato a finire 10 minuti prima. Finalmente l’arrivo: una lunghissima volata che inizia da via Guerrieri fino al traguardo dove poi mi accascio, finalmente, sopra una transenna suscitando più di una preoccupazione fra gli addetti.

Anche stavolta è andata e mi riprometto: “Mai più”.

Ma il runner è prima di tutto un bugiardo e so che l’Appia mi aspetta anche il prossimo anno.

Eccomi qua, sono passati due giorni, le gambe ancora un po dolenti, la testa ancora lì, a Roma.

Alla Maratona di Roma.

Tre mesi completi di preparazione, svegliarsi tutte le mattine alle 4.30 freddo acqua vento, niente poteva fermarmi, in testa avevo Lei. La Maratona. Sapevo che per poter affrontare una gara del genere ci volevano tanti sacrifici, bisognava abituare il corpo in particolare le gambe e la testa alla fatica.

E poi, la dieta, mi pesavo tutto, all’inizio cercavo di non farmene accorgere da mia moglie che mi diceva sempre sei esagerato però, ma niente, io dentro di me dicevo il vero segreto per andare bene e forte, è questo, pesare tutto, eliminare grassi cattivi, zuccheri dolci e aimè vino, birra e persino il grappino con biscotto dopo cena.

Un vero e proprio “stupro psicologico”. Si La maratona è questo. 

Poi tutto sembra non passare mai, il 10 aprile sembra lontano e non arrivare mai, poi ti svegli e ti ritrovi a mettere il pettorale sulla canotta, colazione 3 ore e 30 prima dello start, l’ho letto su internet, sarà giusto, poi barba e capelli, ci saranno i fotografi, e poi …. Vai in bagno, almeno 10 volte a fare pipi, una vera e propria tortura.

Infine ti ritrovi li, in gabbia. Gps acceso. Via si parte.

Come sempre i primi chilometri passano in fretta, una festa, saluti amici, compagni di squadra che oggi pur non correndo hanno sottratto tempo alla famiglia per venirti ad incitare, senti urlare il tuo nome ti giri per vedere chi è, ma non fai in tempo, in mente hai lei la Maratona, passaggio al 10km buono, 10 secondi di ritardo non sono nulla li recupero, mi tengo coperto, davanti ho Costantino, mi sono allenato con lui in tutto questo periodo, ho piena fiducia, mi ha detto stammi dietro poi ti manderò via quando sarà ora, al mio fianco Gianluca, lo vedo soffre ma tiene, poi ci sono Roberto che farà solo una trentina di km e un altro Roberto che invece la corre tutta, soffrono tutti, come me.

I chilometri scorrono velocemente, mi sento alla grande, però cerco di tenermi, di risparmiarmi, ho paura, lo so, ormai non sono più un principiante, pur essendo solo da pochi anni che corro a livello agonistico è la mia decima maratona oggi, e so bene che prima o poi la “crisi” arriverà.

Si passa al 22 km, allo spugnaggio c’è Claudio, Rodolfo, Mirko intravedo anche Giovanni tutti che mi incitano mi tirano acqua per rinfrescarmi. Sto bene si va avanti, mi si affiancano Fabrizio Adagio Umberto Cerroni e Michele Sardo, mi fanno compagnia per qualche km, Michele mi dice cavolo per starti vicino sto facendo il personale sul 3000, mi strappa un sorriso.

Costantino mi dice, il tuo Presidente, mi giro e vedo a bordo strada il Presidente, strillava come un ultrà della Nord forza Bianchi forzaaaaaaaa. Che spettacolo.

Si va avanti, siamo intorno al 28, la testa mi dice, vai Danilo, vai da solo.

Non so perche non c’ è un motivo preciso, ma cambio ritmo, scendo da 4.05 a 3.55 al km. Voglio fare il tempo. Voglio fare la mia gara. Il gruppo rimane dietro e non capisco perché non mi segue, vado, vado da Siamo intorno al 38 la fatica si fa sentire, non sono più lucido vedo solo strada e sento urla della gente che dice vai qualcuno mi urla forza Lazio dajeee, qualcuno forza Roma, qualcuno forza Danilo, sono in difficoltà la “crisi” sta arrivando, o è gia arrivata, ora come ora non so dove sto correndo potrei essere alla maratona di Roma o quella di Tokio o New York, poco cambia vedo solo strada e sento solo urla.

Poi uomo a terra, intravedo che lo soccorrono, mi sarei voluto fermare per aiutarlo ma non sarei riuscito a fare nulla, ad un certo punto un gruppo di gente familiare, sento urlare a gran voce il mio nome. 

Sono loro è la Lazio, mi risveglio, mi ricarico, cerco lui, il Capitano, ha detto sarò li come l’anno scorso e ti darò una mano, correrò qualche metro al tuo fianco per incitarti ed aiutarti ad affrontare gli ultimi 2 km, i più duri, ma niente, non lo vedo, penso ok starà aiutando Silvio che è davanti a me oppure Maria Grazzia, vabbè vado avanti, solo il giorno dopo quando il Capitano Fabrizio Sardo mi chiama al cellulare e mi dice: avrai pure fatto un bel tempo alla maratona ma te sei rincoglionito. Aveva letto il mio post di ringraziamenti su fb dove avevo scritto che ero dispiaciuto di non averlo visto.

Lui stava li, mi aveva dato il cinque e mi aveva incitato. Come un vero Capitano sa fare, Io non mi ero accorto di nulla. Cavolo se ero stanco.

E poi passata l’euforia dell’incitamento si torna da soli, stanchissimi come non mai. Però manca poco, ricordo la discesa a palla intravedo l’arrivo corro, corro, alzo le mani al cielo. Guardo il tempo 2h 52’ 00’’.

Medaglia al collo e lacrime di gioia e soddisfazione.

Questa è la mia Maratona.

Danilo Bianchi