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2018 DivisaUfficiale

TESSERAMENTI 2018

È aperta la campagna tesseramenti con la S.S. Lazio Atletica Leggera 2018!

Nuovo o Rinnovo  € 90.00
   
 Pagamento:  Bonifico: IBAN IT93D0503403256000000901900 
 Causale:  Tesseramento 2018 Nome Cognome
 Beneficiario  S.S. Lazio Atletica Leggera
  • 1° TESSERAMENTO
  • Riservato ai nuovi tesserati ed a chi nel 2017 non era tesserato con altre società
  • € 90
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • Tasse FIDAL incluse
  • ISCRIVITI
  • RINNOVO ANNUALE
  • Riservato a chi nel 2017 era già tesserato con la S.S. Lazio Atletica Leggera
  • € 90
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • Tasse FIDAL incluse
  • ISCRIVITI
  • TRASFERIMENTI
  • Riservato a chi nel corso del 2017 era già tesserato con altre società
  • € 90 *
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • * oltre la tassa FIDAL di trasferimento
  • ISCRIVITI

Napoli Firenze, 21-24 settembre 2017

Bellissima esperienza quella che ho vissuto in questo fine settimana. 

Da circa 3 anni mi hanno diagnosticato il diabete mellito di tipo 1 (quello autoimmune per intenderci, per il quale non esiste cura ma solo la possibilità di controllare il livello glicemico attraverso quotidiane iniezioni di insulina)

Da quel giorno ho dovuto, gioco forza, documentami moltissimo per conoscere un qualcosa di cui ero totalmente all’oscuro

Ma come si dice in questi i casi : non tutti i mali vengono per nuocere. Pertanto ho avuto modo di conoscere tanti nuovi amici  di cui una buona parte appassionati sportivi e podisti; alcuni di loro da tanti anni combattono con il diabete; nonostante ciò, hanno una vita del tutto normale e prestazioni sportive di tutto rispetto.

In particolare con gli amici dell’ANIAD (associazione nazionale atleti diabetici di cui faccio parte) abbiamo partecipato alla staffetta ciclo-podistica Napoli Firenze.

Un gruppo di ciclisti e un gruppo di podisti in questi 3 giorni si sono dati il cambio partendo da Lungomare di Napoli la notte di giovedi ed arrivando all’Ospedale Pediatrico  Meyer di Firenze domenica pomeriggio 24 settembre percorrendo più di 600 km in soli 3 giorni..

La staffetta è stata ottimamente organizzata dall’associazione toscana http://www.weloveinsulina.it/, presieduta da Iacopo Ortolani, papà di Plinio,  fantastico bambino la cui drammatica storia ha fatto il giro del mondo.

Nel 2009, all’età di soli 18 mesi, Plinio fu coinvolto in una catena di eventi di malasanità (diabete di tipo 1 non prontamente riconosciuto) che lo portarono sulla soglia della morte lasciandolo oggi con gravi disabilità che lo segneranno a vita. 

La drammatica storia, finita anche all’attenzione della stampa e di TV nazionali, è narrata nel libro “La forza che ho dentro” scritto proprio dal papa’ Iacopo Ortolani. 

Il  diabete mellito di tipo 1, è una patologia autoimmune che non si può prevenire ma per la quale il riconoscimento tempestivo dei sintomi è presupposto fondamentale per evitare la morte o danni permanenti. 

Io mi sono agganciato al gruppo a  Tivoli sabato alle 3.30 di mattina (saltando per motivi di lavoro la prima tappa Napoli-Tivoli), alternandomi nella corsa con altri podisiti. 

Scortati da due camper e da due ciclisti abbiamo corso  a buon ritmo quasi 70 km alternandoci e arrivando quasi in prossimità della città di Terni dove i ciclisti erano pronti a raccogliere il nostro testimone per arrivare sabato pomeriggio tutti insieme a Perugia.

Una tappa dura, ma ripagata dalla bella emozione di un ingresso in sfilata di tutto il gruppo nel piazzale dell’ospedale  di Perugia accolti da un folto gruppo di amici festanti.

Dopo una bella serata  perugina allietata da un fiume di birra tanto per reintegrare le forze, abbiamo recuperato le forze con solo 4 ore di sonno (sveglia alle 4.00) tutti belli pronti per affrontare l’ultima tappa: Perugia Firenze passando per lo splendido scenario del lago Trasimeno e per le colline Aretine. Lungo il percorso ci hanno raggiunto anche tanti amici podisti e ciclisti che si sono uniti a noi, alcuno anche solo per pochi km. Alle 15.30 in punto sotto un fortissimo temporale siamo entrati all’ospedale Meyer di Firenze abbracciati da due ali di folla festante che ha abbracciato Plinio e tutto il grupp: zuppi fradici, stanchi ma felici abbiamo terminato la nostra avventura nel migliore dei modi. E’ stato emozionante portare in giro il messaggio #maipiùnessuno: questo significa informare più persone possibili che la diagnosi precoce del diabete non solo ti salva la vita ma ti consente di vivere una vita quasi normale senza grandi difficoltà. Infatti la disinformazione (con la responsabilità a volte della classe medica) può portare a trascurare dei segnali inequivocabili della patologia (es. tanta sete, andare spesso a fare pipi, perdinta di peso, alito fruttato) 

Lo sport e soprattutto lo corsa aiuta tantissimo a tenere i parametri sotto controllo, scarica le tensioni accumulate dalla nostra vita frenetica e soprattutto è l’occasione per passare del tempo in compagnia.

Pertanto l’invito che posso fare a tutti è questo: cercate di portare più gente possibile a fare sport e magari, perché no, a tesserarsi con la SS LAZIO ATLETICA LEGGERA.

 

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La Wings for Life World Run non è una gara come le altre. La premessa è d’obbligo perché in effetti non è una mezza maratona, ma nemmeno una maratona classica né, tantomeno, una ultramaratona, si tratta in pratica di una (rin)corsa planetaria totalmente a scopo benefico (a favore della ricerca sulle lesioni spinali). A me ricorda più gli inseguimenti stile guardie-e-ladri che facevamo in strada da piccoli e, chi ha qualche annetto sulle canotte come il sottoscritto (sigh!), capisce bene cosa intendo. Si parte infatti contemporaneamente in diversi Paesi del mondo (ben ventiquattro), ogni Nazione, quindi, ha uno start diverso a seconda del proprio fuso orario, c’è chi parte in notturna e chi all’alba, a Milano, sede prescelta per l’organizzazione italiana, la partenza è prevista alle 13:00 e, da quel momento, via a correre a oltranza più che si può, fino cioè a quando il traguardo (la Catcher Car) non ci raggiungerà uno ad uno, in quel preciso istante la nostra corsa sarà finita e non resterà che attendere la classifica generale per vedere il posizionamento rispetto a tutti i partecipanti mondiali.

7 maggio 2017, sono alla mia seconda partecipazione consecutiva a questo evento, arrivo a Milano il sabato nel primo pomeriggio assieme al mio nutrito fun club (moglie e sorella, punto) e ad accoglierci troviamo una fastidiosa pioggia e una temperatura non proprio primaverile. L’appuntamento per tutti i partecipanti è a Piazza del Cannone (Castello Sforzesco) per ritirare il pettorale e l’immancabile maglia tecnica (anzi quest’anno sono due), il villaggio, attivo già dal venerdì precedente, è molto ben organizzato e animato (duole un po’ ammetterlo, ma ci sanno proprio fare), pensato anche per tutti coloro che non partecipando alla corsa ne possono comunque apprezzare e seguire tutte le varie fasi attraverso tutte le dirette dalle varie Nazioni trasmesse da un enorme videowall allestito per l’occasione… diciamo che l’organizzazione Red Bull non ha badato a spese.

Il tempo di dare un’occhiata rapida in giro, incontrare l’immancabile Giorgio Calcaterra e poi via in hotel per un riposo forzato visto il meteo, male per il mio fun club che già pregustava ore di shopping compulsivo per le vie della moda, peccato (risata satanica…).

232Finalmente domenica, il giorno della gara e, visto l’orario della partenza, non c’è necessità di svegliarsi all’alba, faccio una bella e abbondantissima colazione (della serie “tanto è tutto compreso”) segue la vestizione con incerottature varie anti-calli, anti-vesciche, anti-tutto, controllo tutto l’armamentario, il cappellino c’è, il Garmin pure, l’acqua, annessi e connessi e via, è ora di andare. Il tempo è lievemente migliorato, il cielo è coperto da nuvole che non sembrerebbero troppo minacciose, meglio così, clima e temperatura ideali per correre, il mio obiettivo personale sarebbe quello di raggiungere almeno Piazza del Duomo prima di essere raggiunto, il che significherebbe correre all’incirca 17 chilometri, lo scorso anno battei la fiacca facendomi raggiungere ai sedici, ma oggi non posso fallire visto che indosso orgogliosamente la nostra amata canotta biancoceleste.

Dopo aver girovagato per il villaggio, salutato lo zio Bergomi (uno dei tanti testimonial dell’evento) e scattate le immancabili foto ricordo è ormai è tempo di mettersi nella griglia di partenza prestabilita, saluto l’ormai sempre più numeroso fun club personale (sempre due) con baci, abbracci, raccomandazioni, esortazioni, fioretti vari ed eccomi ad attendere lo start. Fraternizzo un po’ col “nemico” e poi eccolo, lo sparo che da il via simultaneamente in ventiquattro Paesi, il percorso è sostanzialmente pianeggiante in un’alternanza di grandi viali asfaltati e tratti sterrati dentro i diversi parchi della città, niente di complicato quindi, occorre “solo” mantenersi calmi e concentrati e raggiungere il Duomo, dai dai dai…

Non passa inosservata la mia canotta della SS Lazio, sono infatti tanti i runner meneghini che mi riservano attenzioni e battute calcistiche, si palesano anche un paio di nostri concittadini in incognito che ci tengono però a farmi notare che sotto la maglia dell’evento ne indossano una della Lazio, forse qualcuno mi riserva anche qualche insulto, ma tanto parlano milanese… chi li capisce?!

Buona, malgrado il “fresco”, la partecipazione dei milanesi lungo il percorso, molto particolari alcuni passaggi dell’inizio gara come quello dentro Parco Sempione o ai margini della China Town meneghina, fin qui tutto bene la corsa fila via liscia, ma siamo ancora intorno al decimo chilometro, ce n’è di strada da fare ancora. Si transita per Porta Nuova e poi nel quadrilatero della moda (ecco cosa ho dimenticato… la carta di credito, accidenti!), l’obiettivo si avvicina sono al sedicesimo chilometro e lo scorso anno terminai qui la mia prestazione, ma oggi, almeno per ora, ancora nessuna traccia della Catcher Car che ci insegue. Il mio passo diminuisce di efficacia è tempo di stringere i denti e qualche altra parte anatomica, procedo comunque senza troppi problemi e presto mi ritrovo in corrispondenza, più o meno, del Teatro alla Scala, questo significa che Piazza Duomo è lì a pochi passi forse ce la faccio, sì, sono al diciassettesimo e come sperato mi ritrovo in un’affollatissima Piazza del Duomo, veramente suggestivo questo passaggio, facciamo praticamente il giro completo del Duomo tra due ali di folla, bello a tal punto che dimentico la stanchezza e quasi senza rendermene conto mi ritrovo quasi al diciannovesimo chilometro, a questo punto mi pongo come obiettivo di arrivare a correre una mezza maratona, ma qualcuno inizia a mormorare che la Catcher Car sia ormai vicina. Da qui in avanti non sono più io a decidere il passo medio da tenere, ma sono le gambe a decidere per me e decidono per un’andatura decisamente lenta, c’è il rischio di non riuscire nel nuovo obiettivo, ma proseguo anche se mi vedo in effetti sopravanzato da addetti alla corsa in bici che vanno a preparare i passaggi dei chilometri successivi, ma passano i secondi e i minuti e supero anche il ventesimo, ormai è una questione di orgoglio, ce la devo fare, raccolgo tutte le energie (che non ho più) e con mia grande gioia supero anche il ventunesimo chilometro e della Catcher Car ancora nessuna traccia visiva, so che è a poche centinaia di metri da me, ma a questo punto proseguo, ogni metro fatto in più è tutto di guadagnato, passano sei minuti ed ecco sopraggiungere la Catcher Car che, superandomi, mi riserva anche un saluto personalizzato dello speaker che ha notato la canotta della Lazio. La mia corsa è finita, guardo il Garmin e scopro di aver percorso ventidue chilometri e cento… sono felicissimo non solo sono riuscito nell’intento che mi ero prefissato, ma sono andato oltre facendo registrare, tra l’altro, anche la mia migliore prestazione sulla mezza, merito della canotta indossata, sicuro.

Ora non resta che… prendere la metro, eh già, perché nel punto di ristoro più vicino (al venticinquesimo chilometro), assieme alla medaglia mi viene dato un biglietto della metro per ritornare al punto di partenza al Castello Sforzesco, recuperare il fun club e poi via di corsa in hotel per una doccia rigenerante, ma di corsa però (pure la doccia!) che il treno non ci aspetta.

Per la cronaca la gara mondiale è stata vinta ARON ANDERSON a Dubai con 92,14 chilometri corsi tra l’altro in in carrozzella, la gara italiana ha visto Giorgio Calcaterra (vincitore mondiale della scorsa edizione) finire secondo dietro a un atleta polacco che ha percorso ben 88 chilometri prima di essere raggiunto.

Appuntamento al prossimo anno con, mi auguro fortemente, una qualche presenza in più della nostra squadra… non vorrete mica far credere agli indigeni locali che il meglio della S.S. Lazio Atletica Leggera sia il sottoscritto?!!!

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Un bel sabato mattina di sport, sole ma soprattutto tanta solidarietà. La SS Lazio Atletica chiama, i suoi tesserati – siano essi istruttori o atleti – rispondono come sempre in modo generoso.

Il ritrovo è alle ore 8:00 con partenza alle ore 10:00, l’evento è formalmente una corsa campestre, un giro da 3,6 KM o per chi vuole due giri per un totale di 7,2 KM nel bellissimo spazio verde della Villa Doria Pamphilj. Accompagnata alla gara “competitiva” una bella passeggiata ludico culturale per il parco.

Ma ovviamente, come spesso accade in queste occasioni, la corsa è solo un pretesto per ritrovarsi insieme per un momento di comunione e solidarietà, a favore di un’organizzazione che da più di 10 anni sostiene uno scopo nobile ed encomiabile. Parliamo ovviamente della Comici Camici (www.comicicamici.it), Cooperativa Sociale ONLUS che, attraverso la figura del clown dottore, opera in diversi contesti sociali e sanitari, accompagnando bimbi ed adulti in quella che probabilmente sarà una sfida molto importante, da affrontare e vincere! Garantiscono con il loro operato supporto della persona e del paziente, sia in contesti sanitari che in ambito sociale, sfruttando le tecniche della comicoterapia.

Gli utili della manifestazione andranno a sostenere la presenza dei clown dottori di Comici Camici all’interno dei reparti pediatrici dell’Ospedale San Camillo di Roma, uno scopo nobile che noi della Lazio non possiamo che sposare ed applaudire.

Una ricca partecipazione Laziale dicevamo, negli atleti master ma anche nei giovani, ma soprattutto nei tecnici che sotto forma volontaria, pur non facendo parte dell’organizzazione ufficiale, hanno prestato servizio nell’organizzare, supportare ed intrattenere i tanti partecipanti – soprattutto i bambini! – intervenuti. 

L’organizzazione parla di numeri importanti: quasi 250 adulti, 65 bambini e 35 partecipanti alla passeggiata ludica culturale, un vero successo per una manifestazione che speriamo possa vedere nuove edizioni alle quali non mancheremo di partecipare.

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Il ponte del 25 aprile si è corso in tante belle città e capitali d’Europa come Londra, Madrid o Vienna ed io non avevo avuto quindi dubbi a scegliere: Belgrado. La capitale serba per festeggiare la trentesima edizione della sua 42km organizza, potremmo dire, una versione “deluxe”: non più due giri uguali di 21km come gli anni precedenti, bensì un veloce tracciato cittadino, che si sviluppa soprattutto nel quartiere residenziale di Novi Beograd con tanto di passaggi sopra il fiume Sava, affluente dell’immenso Danubio. Arrivo in città alla vigilia della gara, ad accogliermi c’è pioggia e vento gelido, ottimo, ci sarà da divertirsi! L’expo della manifestazione è situato all’interno dell’ostello della gioventù, molto spartano, ma carino. Qui a Belgrado i giovani sono tantissimi, ovunque, noterò (a prima vista almeno) che anche la gara ha una percentuale di partecipanti under 30 ben superiore a quella italiana, a conferma del culto dello sport che hanno in questa regione (esiste ad esempio, il “Novak shop” negozio dedicato esclusivamente al tennista Djokovic). Ritirato il pettorale e stretta la mano al nostro campione olimpico Baldini, padrino dell’evento, gli do giù a pranzo con una bella grigliata mista mentre m’accontento di una misera fettina di pollo con una specie di purè a fianco per cena. La notte, come ogni vigilia, dormirò pochissimo e male, dalle 3 in poi è purtroppo un continuo dormiveglia, mangio la colazione alle 7, ed attendo la partenza che è alle 10 proprio sotto il mio albergo. “La corrente fredda proveniente dai Balcani” che siamo soliti sentire al nostro meteo, non accenna a diminuire; sono indeciso sull’abbigliamento, servirebbe almeno la maglia termica, ma dopo il riscaldamento decido invece di togliere tutto. Sono felice di essere lì e voglio dare fiducia alla giornata: via guanti, fascetta e manicotti e su occhiali da sole e cappellino, scelte che si riveleranno poi azzeccate. Bang! In un volteggiar di colombe, si parte! Tutto fila liscio, la stanchezza che sentivo alle gambe per la notte quasi insonne pare svanita, sarà la magia della maratona! O forse saranno i primi 3 km in discesa, il che fa però presagire un finale da incubo, essendo traguardo e partenza vicini fra loro ed in pieno centro.  Mi assesto su tranquilli 4’45” circa e mi godo la mattinata che intanto va rasserenandosi. È uno sforzo logistico impressionante quello compiuto dall’organizzazione:  è tutto pedonalizzato, corriamo su ampi viali in mezzo a famiglie che  passeggiano o a bambini che  giocano a pallone, oggi in strada c’è spazio per tutti! Al diciottesimo km ci dividiamo dai partecipanti alla mezza maratona, praticamente tutti. Restiamo in quattro gatti a correre la 42km in queste immense strade vuote (“…e 41° all’ombraa!”), così che quando passo ho il pubblico ai lati tutto per me, fantastico! Taglio la mezza con un rassicurante 1h40’ circa, bene, continuo tranquillamente a salutare gente e dare cinque ai bambini, una miriade, qualcuno grida meravigliato “…Lazio!?!”, cosa che accade in ogni posto in cui gareggio e che non smette mai di emozionarmi. Passo i 30km, quelli “che si corrono con le gambe”, senza che queste accusino ancora cenni di resa ed iniziano i 10km che invece “ si corrono con la testa” con lo scenario che è sempre lo stesso, non certo da cartolina ma scorrevolissimo. Dal  37esimo km però il cronometro non mi dà più buone notizie: sto bene, l’umore è sempre alto ma non riesco più a tenere quella media che eppure consideravo tranquilla. Dovrei cercare di aumentare il ritmo, ma non ce la faccio o comunque non mi va, va bene così, anche perché so che stavolta gli ultimi due km, quelli “che si corrono con il cuore” saranno ben diversi da tutte le altre maratone corse e solo il cuore non basterà. Come avevo immaginato, il percorso, che per 40km è stato privo di difficoltà, presenta ora una lunga e dura salita per l’entrata in centro,  come se a Roma ad esempio piazzassero il traguardo in cima a via Colli della Farnesina. Eccola, inizia l’ultima battaglia, sento il respiro mio e dei miei (pochi) vicini di corsa farsi più affannoso e incalzante attraverso i denti stretti, incrociamo i partecipanti della mezza maratona che dopo aver terminato la loro gara lentamente defluiscono via. Riconosco il loro tono di incitamento: è quello di chi vorrebbe stare al mio posto, ma stavolta tocca a me e mi rubo la scena, li ricambierò la prossima volta, perché adesso non riesco più neanche a fare un cenno di ringraziamento. La salita è infinita, il momento del “basta, non mi fregano più, questa era l’ultima” è ormai prossimo, il pallido Sole inizio a sentirlo lo stesso spietato sulle spalle e vedo i ragazzini  con dello zucchero filato in mano passeggiare praticamente più veloci di me, fin quando, come d’incanto …puff! mi ritrovo in cima! E’ finita, è fatta, è andata pure questa! Gli ultimi 400m sono invece in lieve discesa, me la ruzzolo tutta tipo Paperoga in settimana bianca, le forze sono tornate, gli ultimi 195m “quelli con le lacrime” non tradiscono mai,  taglio il traguardo che la vorrei ricominciare immediatamente. Riesco invece solo ad appoggiarmi alla transenna, ripensando a tutto ciò che è stato e tutto ciò che sarà i prossimi mesi quando ripeterò tutto, non vedo l’ora! Tutto ciò in poco meno di 3 ore e mezzo, sempre troppo brevi.

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