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2018 DivisaUfficiale

TESSERAMENTI 2018

È aperta la campagna tesseramenti con la S.S. Lazio Atletica Leggera 2018!

Nuovo o Rinnovo  € 90.00
   
 Pagamento:  Bonifico: IBAN IT93D0503403256000000901900 
 Causale:  Tesseramento 2018 Nome Cognome
 Beneficiario  S.S. Lazio Atletica Leggera
  • 1° TESSERAMENTO
  • Riservato ai nuovi tesserati ed a chi nel 2017 non era tesserato con altre società
  • € 90
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • Tasse FIDAL incluse
  • ISCRIVITI
  • RINNOVO ANNUALE
  • Riservato a chi nel 2017 era già tesserato con la S.S. Lazio Atletica Leggera
  • € 90
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • Tasse FIDAL incluse
  • ISCRIVITI
  • TRASFERIMENTI
  • Riservato a chi nel corso del 2017 era già tesserato con altre società
  • € 90 *
  • La quota comprende il tesseramento FIDAL per il 2018 ed il completino ufficiale Macron "aquila stilizzata" realizzato in partnership con la S.S. Lazio
  • * oltre la tassa FIDAL di trasferimento
  • ISCRIVITI

Torna la Diamond League a Roma e torna la grandissima atletica nella Capitale.

Il prossimo 31 maggio, Giovedì, sotto le stelle del cielo di Roma torneranno ad affrontarsi sul tartan più importante della città le stelle dell'atletica mondiale!

E come ogni anno, in accordo con la FIDAL, la nostra SS Lazio Atletica Leggera offre la possibilità a tutti i propri iscritti, nonché ad amici e familiari, di acquistare in anteprima i biglietti ad un prezzo favorevole.

I settori disponibili ed i prezzi sono:

  • Tribuna Tevere € 10.00 anziché € 15,00 (fino ad esaurimento del quantitativo riservato alla promozione)

  • Distinti Arrivi € 10.00 anziché € 15,00 (fino ad esaurimento del quantitativo riservato alla promozione)

  • Monte Mario Partenze € 10.00 anziché € 15,00 (fino ad esaurimento del quantitativo riservato alla promozione)

L'acquisto dovrà essere effettuato esclusivamente attraverso la nostra segreteria che poi vi contatterà in privato per le modalità di ritiro.


 ACQUISTA SUBITO I TUOI BIGLIETTI PER IL PROSSIMO GOLDEN GALA PAGANDO CON CARTA DI CREDITO!

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ATTENZIONE! LA PROMOZIONE TERMINERÀ IL 25 MAGGIO!

Congratulazioni ai nostri Gabriele Cosi, Simone Adamoli ed Alberto Lucchetti! 

Il prossimo Giovedì 12 aprile, durante la cerimonia di Premiazione dell'attività regionale 2017 della FIDAL Lazio, verranno chiamati a premio anche i nostri tre giovani atleti per gli eccellenti risultati ottenuti durante la stagione passata. Complimenti da parte di tutti.

E per chi volesse partecipare alla cerimonia, ecco l'invito da salvare comodamente sul proprio smartphone o da stampare e portare per l'ingresso alla cerimonia.

Complimenti ancora ai nostri aquilotti!!!

Un ottimo risultato dai Campionati di Società Cadetti e Cadettee - Fase Interprovinciale Roma, dove la nostra Ludovica Greco, al suo esordio alle gare di velocità, si è presentata alla grande con ottimi risultati: sugli 80mt, 19° assoluta con il tempo 11"39; sui 150mt, 9° assoluta con il tempo 21"26.

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Quella che racconto oggi è una storia di amore per la corsa e di amore per la vita: due storie di vita unite dalla passione per la corsa, che, incontrandosi per caso, decidono di condividere una corsia in nome di un obiettivo.

Tutto inizia con una telefonata di una cara amica di famiglia, Presidente dell’associazione socio-umanitaria Vivi Vejo Onlus e promotrice di molteplici iniziative sociali, culturali, umanitarie e solidaristiche sul territorio romano. La “signora che insegna a vivere a occhi chiusi” e vive la vita al passo di slogan: "Diamoci una mano”, mi telefona la mattina di un tranquillo mercoledì lavorativo con l’idea di rappresentare la sua associazione nella celebre Maratona di Roma in aprile. L’idea di correre così tanti chilometri mi spaventa un poco e illustro le mie perplessità. L’iniziativa, però, è splendida e non vogliamo rinunciarci. Spunta fuori il nome di un ragazzo ipovedente che nello stesso giorno della Maratona correrà la Stracittadina non competitiva di 5km - impresa decisamente più abbordabile per me, che da anni sono una siepista conclamata. Le idee si rincorrono velocemente ed ecco che già siamo d’accordo di contattare Sandro per condividere con lui il nostro entusiasmo. Telefono a Sandro. Mi risponde una voce entusiasta, scherzosa e felice e, in men che non si dica, ci organizziamo per incontrarci e provare a correre insieme…

È mercoledì pomeriggio, il sole riscalda i cuori dei passanti, io e Sandro ci dirigiamo al campo d’atletica in macchina. “La vedi la macchina? E’ questa gialla, entra dentro. Ho una guida audace, ma sulla strada sono molto attenta” – cerco di rassicurare Sandro, anche se lui sembra non averne bisogno. Sorride e si sistema. Cinture allacciate, parto lentamente e con maggiore cura rispetto al solito: non riesco a togliere dalla mente il pensiero di avere accanto una persona fragile, che necessita di protezione. Ma Sandro non è fragile affatto: è spontaneo, affabile, deciso e riempie la macchina di allegria e serenità. I discorsi si intrecciano ed ecco che già ci siamo raccontati parte delle nostre vite: ci unisce l’amore per lo sport e un’inesauribile determinazione nel portare avanti quello a cui teniamo particolarmente. Qualche dettaglio autobiografico e ci trasformiamo presto in amici di lunga data. “Senti Sandro, ma tu hai mai corso allo stadio?” “No,” – mi risponde spontaneo: ”non ancora. Ma mi piacerebbe molto. E’ bello questo stadio dove mi porti? E’ una buona mezzora che siamo in viaggio, deve essere lontano da dove abiti e lavori…” Sorrido: l’atletica mi accompagna da sempre nella vita e i 15 anni passati in corsa a difendere i sogni mi hanno insegnato che dentro ognuno di noi esiste “una forza più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà” ( cit. A. Einstein ), in grado di trasportarci al di là di ogni ostacolo e renderci migliori. Perché è proprio negli allenamenti sotto alla pioggia battente, freddo e grandine, avverso il vento, sole cocente e aria afosa, fianco a fianco ai tuoi compagni nell’impegnare quell’unica corsia - restando in scia o lottando in volata - accomunati dalla fatica e desiderio di avvicinare il limite, che si conosce quel profondo senso di cameratismo, appartenenza e mutua fiducia - nell’altro, in sé stessi, nelle proprie capacità… Rispondo: “sono cresciuta allo stadio della Farnesina, ci corro da quando ero una bambina e tutti i miei affetti più cari sono lì. Inoltre, come direbbe Tom Landry, ho incontrato quel tipo di allenatore che “ti dice quello che non vuoi sentire, ti fa vedere quello che non vuoi vedere, in modo che tu possa essere quello che hai sempre saputo di poter diventare”… Lo conoscerai, è una persona splendida e molto preparata”. “Da come ne parli, non ho dubbi. Credo proprio che il tuo campo d’atletica mi piacerà” – aggiunge Sandro mentre parcheggiamo.  

Aiuto Sandro a scendere dalla macchina e nella mia testa risuona la predica di una saggia volpe delle favole: “ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi”… ”L'essenziale è invisibile agli occhi”, ripeto assieme al Piccolo principe per ricordarmelo. Cala il sole, mentre facciamo ingresso allo stadio d’atletica. 


Arrivati al campo, Sandro nota subito un grande movimento e viene travolto da una serie di emozioni che anche io provo ogni volta che vi metto piede: un brulichio di ragazzi vestiti in tute colorate riempiono il campo e tutto è subito più vivo, rassicurante e familiare. Ci dirigiamo, stretti sotto braccio, verso la mia certezza più grande – l’allenatore. Superato il cordolo che delimita la pista, attraversate le buche che hanno solcano il prato a ogni tiro di martello, attenti a fare lo slalom tra la buca del salto in lungo e i veloci corridori, raggiungiamo la lunetta in tartan deputata ai salti in alto, dove ci aspetta il mio allenatore. “Giuliano, ti presento Sandro; Sandro, ecco Giuliano” – rapido scambio di strette di mano e di sorrisi a cuore spalancato e subìto ci lanciamo in questa nuova avventura, che da oggi accompagnerà le nostre vite. “Mi cambio al volo e arrivo; tu, Sandro, non te ne andare” – lancio al volo e corro negli spogliatoi, mentre un risolino mi accompagna punzecchiando: “e dove vuoi che vada? Qua sono…”

Al mio ritorno il sole è calato, le luci hanno illuminato il campo e Giuliano e Sandro hanno già fatto amicizia. “Forza, iniziamo, non perdiamo tempo!” – punzecchia Giuliano, sopraffatto dall’entusiasmo generale. Ed ecco che Sandro tira fuori dallo zaino il suo laccetto degli allenamenti – quello che ci permetterà di condividere una corsia in due, insegnandoci a battere il passo quasi all’unisono e a renderci un binomio perfetto. Improvvisamente non mi sento all’altezza e dubito di me: e se non fosse così semplice? E se non ci riuscissi? E già, perché non dubito affatto di Sandro, che - paradossalmente - è esperto nella corsa affianco alla guida – dubito di me, che vedo quel laccetto per la prima volta. “Suvvia, è quasi naturale!” – mi rassicura Giuliano, prendendomi per mano e insegnandomi a coordinare i movimenti. Facciamo un paio di allunghi ed, effettivamente, il movimento riesce semplice, anche se ancora poco naturale. “Non devi pensare o guardare io tuoi piedi, – mi riprende: ”senti il movimento con i sensi, accompagnalo naturalmente; corri con il cuore”. Pochi altri tentativi e Giuliano ci lega insieme, dando qualche altra breve lezione di coordinazione. Ma Sandro non sta più nella pelle ed è ora lui ad incoraggiarmi: “partiamo, ci aggiusteremo in corsa!” Anche solo camminare uniti mi riempie di emozioni contrastanti: provo un grande entusiasmo e desiderio di provare un’esperienza così affascinante e unica, ma provo anche timore e un profondo senso di responsabilità per la persona che mi è accanto. Proprio come nella vita di tutti i giorni, mi si richiede attenzione, impegno e responsabilità. “Attenzione al cordolo,” – riesco a lanciare l’avvertimento dell’ultimo istante, ma Sandro inciampa ugualmente. Mi scuso, confusa e abbattuta: una mancanza simile mi demoralizza. “Non ti preoccupare, ora vedrai che a correre andrà meglio,” – non smette mai di sorridere il mio compagno di avventura: “partiamo?” E lì, soltanto nel momento in cui ci poniamo sulla linea di partenza bianca, capisco di esser pronta e di trovarmi nel mio mondo e, forte di quella corsia così delimitata e familiare, comando: “avanti-indietro… pronti? Via!”

Sandro va veloce, non faccio fatica a tenere il suo ritmo e, terminati i cento metri, smetto di guardare i piedi e mi oriento in base alle sensazioni. Più forte, sempre più veloce – arriviamo alla prima curva e spingo Sandro leggermente in dentro. “Siamo in curva?” – mi lancia al volo; “sì” – rispondo, senza perdere il ritmo. E siamo già al duecento – altro rettilineo prima dell’arrivo. Acceleriamo senza dire una parola. Gli atleti in pista si scansano, lasciandoci passare; alcuni salutano – ricambio col sorriso; le mie mani sono occupate nel gesto sincronizzato della corsa, sempre più regolare, sempre più veloce… “È l’ultima curva, forza!” – ora sono io che porto avanti Sandro, incitandolo fino al traguardo e, nel tagliare, fianco a fianco, quella sottilissima linea bianca, non provo affanno, ma desiderio di correre ancora, adrenalina a mille e felicità. Mentre riprendiamo fiato, l’allenatore ci raggiunge e, piacevolmente colpito, ci dà il tempo: 1.34 – un tempo di tutto rispetto per il primo quattrocento della nostra vita. “Ripartite, forza!” – ci incita senza tralasciare qualche suggerimento tecnico, che deve portarci a migliorare. Ripartiamo ora più carichi e convinti: le gambe girano, attaccando la corsia, perfino il cuore, sembra, ci batta all’unisono… Rettilineo, curva, un altro rettilineo, ancora una curva – stavolta è tutto più regolare, più coordinato, più pulito. Aveva ragione Giuliano: si gareggia con la testa, ma si corre con il cuore. Sulla linea d’arrivo ci attende un bel 1.27 – siamo addirittura migliorati! Non c’è fine alla gioia e ripartiamo ancora una volta. Ad ogni giro di pista le emozioni si amplificano e l’adrenalina aumenta – corriamo insieme uno stesso obiettivo e la fatica di colpo si attenua. Osiamo – stavolta all’arrivo ci attende un 1.24.

Carichi come non mai, riprendiamo fiato sotto l’ammirazione degli altri compagni di allenamento, che, dopo aver assistito alla nostra impresa, si avvicinano per congratularsi. Sandro non smette di sorridere, dà la mano a tutti e ringrazia. Ci aggreghiamo al gruppo di allenamento e eseguiamo qualche esercizio di stretching. Si ride e si scherza – mi sento a casa, e anche Sandro si trova a suo agio: oggi ha conosciuto la mia famiglia, il mio mondo. “Corriamo ancora!” – propone Sandro e Giuliano prontamente lo asseconda. Partiamo, uniti dal laccetto, per altri 10 minuti di corsetta. “Ma vedi ancora qualche cosa, Sandro?” – chiedo scioccamente. Risponde: “giusto nei punti sotto ai lampioni…” “Allora forza, puntiamo il prossimo lampione!” – lo stuzzico scherzosamente stringendo il laccetto e ponendo di volta in volta un obiettivo più lontano. E nel frattempo, in testa mi risuona il ritornello di Vasco: “sembrava la fine del mondo, ma sono qua… E non c'è niente che non va, non c'è niente da cambiare… col cuore che batte più forte, la vita che va e non va… Con l'anima che si pente metà e metà… con l'aria, col sole, con la rabbia nel cuore… In quattro parole: io sono ancora qua!”…


 

Prima di fare ritorno a casa, ringrazio Giuliano per questo splendido allenamento e per i suoi preziosissimi consigli, al che, con l’umiltà che da sempre gli è propria, risponde: “grazie a te, queste attività riempiono il cuore.” Rifletto e arrivo alla conclusione che alla fine di questa giornata entrambi dobbiamo ringraziare Sandro per averci regalato questa emozione unica, che va di gran lunga al di là della corsa, al di là del senso quotidiano della vita…

Sulla via del tragitto per casa, nella mente ritorno, fulminea, al ricordo del nostro incontro: scendo nel sottopassaggio della metropolitana e lo vedo lì, ben centrato, fermo in piedi, subito poco prima delle scale. Ha uno zainetto, è vestito sportivo e sorride. Il suo abbigliamento, il suo aspetto, perfino il suo modo di attendermi, trasmette un’incredibile leggerezza e naturalità. Come se le barriere non esistessero; come se aspettarmi in quella metropolitana sconosciuta in mezzo alla fiumana di viandanti fosse la cosa più semplice ed elementare del mondo.

Mi avvicino, lo sfioro e gli chiedo se è lui. Ci presentiamo: è allegro e ridanciano, esattamente come al tele

fono. Trasmette grande entusiasmo per la vita e arde di desiderio di correre insieme. Momento di imbarazzo, poi esordisco con: “beh, che facciamo, andiamo? Forza. Però mi devi dire tu come si fa…” - svelto, mi prende sotto il braccio e esordisce: “andiamo!” Sorride e stringe leggermente: ora sono io i suoi occhi. Arrivati ai gradini, quando quasi inciampa, mi premuro di segnalargli di alzare il piede. Ma Sandro non sembra notare il mio momento imbarazzante ed eccoci già in cima alle scale.

Usciti alla luce del sole, tutto è più chiaro. Nella testa cerco di valutare bene ogni singolo risvolto prima di costruire una frase. Sandro invece è naturalissimo e non imbriglia i sentimenti. “Sai, non vedo l’ora di arrivare allo stadio! Io ho sempre corso solo che per strada o nei parchi. Chissà come sarà? Mi insegnerai,” – cammina svelto appoggiato sul mio braccio, a tratti stringendolo un po’. Ora faccio più attenzione al percorso cercando di evitare radici e buche, intervallando qualche aneddoto di vita personale con delle caute domande: “certo che ti insegno! Vedrai, correre in pista ti piacerà – l’atletica è ormai parte della mia vita, anzi, fin troppe volte la vita me l’ha salvata veramente…” – sospiro, ripensando a quante difficoltà e giovani dolori sia stata in grado di superare, grazie allo stadio d’atletica, all’allenatore, agli allenamenti… “Senti, Sandro, ma come funziona? Ti devo indicare le buche e i dislivelli, vero? E in pista poi? Per me è un’esperienza tutta nuova… Scusami se sono così incerta al momento, spero di farcela; ho letto molto, e so che non è affatto semplice trovare la giusta coordinazione e correre insieme” – nella mia mente ripercorro gli articoli trovati su internet dei diversi atleti non vedenti che descrivono i propri corridori-guida e rammento di alcuni giudizi negativi, che scoraggiano un po’… Sarò mai all’altezza? O anche Sandro un giorno scriverà di me come di una guida goffa e impacciata, che lo ha ostacolato?...

“Ehi, non mi hai detto che c’è anche il tuo allenatore? Vedrai che andrà benissimo!” – sorride Sandro, sorride a me e alla vita, stringendomi il braccio nel tentativo di mutuo incoraggiamento.

Correre insieme ci ha resi più forti, più determinati, e al ritorno i nostri passi sono meno cauti e più sicuri. Ridiamo molto, prospettando i prossimi allenamenti, sogniamo un po’. Arrivati alla metropolitana, ci salutiamo e, decisa, domando: “Senti Sandro, te lo devo proprio chiedere… Ma sai che io ti immaginavo col bastone, sai del tipo di quel ausilio pieghevole che tiri fuori “dalla tasca” e cammini?” – parte una risata spensierata, poi Sandro si fa serio e risponde: “Che dire, per il momento riesco a farne a meno. La mia malattia è a degenerazione progressiva, per cui il vero problema arriverà quando non vedrò completamente nulla… Allora dovrò affrontare questa idea e, con essa, affrontare anche definitivamente la mia malattia. Accettarla completamente, forse. Cosa che ora non riesco ancora a fare… Quando succederà, avrò vinto la mia battaglia.”

Stringo Sandro a me e, allontanandomi, sorrido: Sandro ancora non lo sa, ma lui, la sua battaglia, l’ha già vinta.

AlexSandro2